candidati prc alle provinciali 2013

candidati prc alle provinciali 2013

27.9.10

Democrazia vs mercato. Quello che serve è rifondare l’Europa

lunedì 27 settembre 2010 di Stefano Galieni

«Tebe dalle Sette Porte, chi la costruì? Ci sono i nomi dei re, dentro i libri. Sono stati i re a strascicarli, quei blocchi di pietra?» La metafora contenuta nella splendida poesia di Brecht è stata usata da Oskar Lafontaine come paradigma di quella che forse è la questione delle questioni, quella della proprietà sociale, del controllo dei mezzi di produzione e di cosa si produce, della gestione dei profitti che ne derivano. Il legame con i versi del grande drammaturgo tedesco è nel non essere stati capaci di valorizzare il lavoro come elemento centrale e chi lavora come il reale artefice della produzione. Un punto alto di discussione su cui hanno provato a confrontarsi le esperienze di uno dei fondatori della Linke e del segretario del Prc Paolo Ferrero durante l’incontro che si è tenuto alla festa nazionale della Fds. Di fatto, hanno convenuto i due, è inutile ragionare di come superare la crisi se non si affronta questo tema. Ferrero si è quasi schernito dicendo che moderatamente si sarebbe accontentato di veder introdotta in Italia una solida imposta patrimoniale e ripristinata la tassa di successione, Lafontaine ha replicato che, quando è stato ministro delle Finanze nel governo socialdemocratico, ci aveva creduto. Oggi si rende conto che senza un radicale cambiamento che ponga il problema del potere e della proprietà non si ottengono neanche simili risultati. Di fatto il dialogo fra i due leader ha definito in maniera sostanziale il fallimento dell’epopea socialdemocratica, fatta di ricette sbagliate che hanno portato anche settori della sinistra e dei sindacati a fare propria l’ideologia liberista, pur se temperata. La socialdemocrazia, così come il socialismo reale hanno fallito perché non hanno posto in discussione l’idea di proprietà sociale, di quanto il padrone non possa fare a meno del lavoratore ma il lavoratore possa poter aspirare a vivere senza il padrone. La Linke in Germania sta lavorando su questo terreno e cresce nei consensi, costruendo giorno per giorno una alternativa reale ai governi conservatori e a quelli che in Italia definiremmo di centro sinistra. Lo spazio che la sinistra anticapitalista si deve conquistare da noi è secondo Ferrero proprio questo. Il richiamo è all’unità dei lavoratori, ad una sana lotta di classe e al conflitto. Capace di rimettere insieme Fiom, sindacalismo di base e Cgil. «Quella che dobbiamo cercare di costruire è una unità della sinistra che vada, per fare dei nomi da “Ferrando a Vendola” e che si configuri come uno spazio alternativo ad una sinistra moderata che dialoga con Marchionne e ne comprende le ragioni, che chiede sacrifici ai lavoratori dipendenti, che considera in nome della competitività, necessaria la precarizzazione del lavoro e dei diritti. Se oggi è necessario allearsi con la sinistra moderata per cacciare uno dei più pericolosi e dannosi governi che ci siano mai stati, dobbiamo avere la consapevolezza che questo non è sufficiente, che dovremo continuare a mobilitarci perché di fronte ai golpe monetari, alle disuguaglianze sociali che imperversano in tutto il continente bisogna costruire le condizioni per imporre al padronato le nostre ragioni. Questo è il motivo principale per cui noi non potremmo condividere un programma di governo. La Federazione un programma lo avrebbe, ma ci starebbero gli altri alle nostre proposte?». Ferrero ha voluto far notare quanto la necessità di un processo di ricostruzione di una sinistra anticapitalista non giunge solo da un comunista come lui ma da uno di coloro che è stato fra i massimi esponenti della socialdemocrazia europea e che ne disamina in maniera implacabile il fallimento. Lafontaine ha provocatoriamente posto un problema: per quale ragione abbiamo impiegato millenni ma siamo arrivati a capire che il potere politico non può essere trasmesso per vie ereditarie e non abbiamo tradotto questo concetto anche nell’economia, nel tempo in cui è l’economia che governa la politica? Ferrero, seguendo il ragionamento, ha definito questa come la vera questione democratica che una sinistra si deve porre. Se oggi la politica è governata dall’economia e, come afferma Marx sono i rapporti sociali e quindi economici a determinare le condizioni di vita, quello che va ricostruito è un movimento operaio europeo capace di ribaltare le scelte dei governi ribaltandone i paradigmi economici. «La Linke dice queste cose, si allea con la sinistra moderata solo a determinate condizioni e cresce finora al 12%- ha affermato- noi dovremmo provare a innescare un meccanismo simile che interrompa la guerra fra poveri e ricostruisca una unità di classe contro la classe dominante. Vanno raggiunti tanti obiettivi, da una riforma elettorale che consenta ad un conservatore di non essere costretto a votare per un fascista se non vuole votare a sinistra ma che definisca spazi anche per una sinistra di alternativa, alla salvaguardia della costituzione e di alcuni temi di maggior equità sociale. Su questi si può anche trovare accordo con il “Nuovo Ulivo” ma, parlando dell’Italia, senza perdere di vista il contesto europeo, le banche, aziende come la Fiat o la Telecom settori come la scuola, la sanità, il sapere, beni come l’acqua debbono restare nelle mani e sotto il controllo sociale dei cittadini. Su questo c’è da aprire una fase conflittuale, un progetto difficile e osteggiato ma l’unico che può dare senso e speranza ad una sinistra reale».

su Liberazione (26/09/2010)

Nessun commento: