Si parla spesso di emergenza educativa, è un modo per richiamare un problema urgente e reale, ma non mi pare che l’emergenza ci ponga in una logica costruttiva. Operare in chiave emergenziale è spesso, soprattutto a livello politico, un comodo alibi per evitare il confronto e l’approfondimento e per giustificare decisioni che trascurano l’interesse di tutti. Se evocare l’emergenza serve per accendere i riflettori sull’educazione, siamo d’accordo, ma l’emergenza non può diventare un criterio operativo costante.
Investire forze, competenze e risorse in educazione significa pensare al nostro futuro. Non è facile farlo in un tempo in cui prevale la logica del breve periodo, in economia, in politica e persino nelle nostre relazioni personali. Concentrarsi sul presente rimuovendo il passato e non guardando al futuro è abitudine consolidata in questi tempi ed è il terreno meno propizio per parlare di educazione.
Se vogliamo uscire dal buco dell’oggi, dobbiamo restituire centralitá alle relazioni, non per snobbare le altre cosiddette agenzie educative, ma per investire sui luoghi ordinari e quotidiani dell’educazione. Sono le sorgenti di ogni possibile cammino educativo. L’educazione è l’azione che più di ogni altra che va oltre l’individualismo e apre quasi naturalmente alla comunitá. Per tornare a parlare di educazione e a percorrere le sue strade serve una scelta forte che sposti la società sudtirolese dall’individuo alla comunità passando per la scommessa di relazioni che non siano solo economiche. Che ne direste se cominciassimo, ad esempio, a parlare un po’ anche di gratuità?
Tento ora di accennare a quale spunto concreto, solo come una sorta di indice da approfondire:
- Educazione è elemento trasversale, ordinario e non specialistico: centralitá della famiglia, ruolo della scuola e delle relazioni al di lá della dimensione dei servizi e delle professioni
- Investimento formativo ed educativo come elemento di creazione del valore sociale ed economico (da riconoscere, misurare e sostenere)
- Prevenzione come obiettivo prioritario (ma le risorse? Alla fine si risparmierebbe)
- Empowerment sussidiario (e non generatore di nuovi soggetti economici)
- Giovani da mettere al centro (progetti, spazi e strumenti da far costruire e gestire)
- Nuova necessaria attenzione ai linguaggi e ai media: l’educazione è azione e comunicazione, non può essere solo studio e programmazione a tavolino
- E’ necessario affinare tecniche e abitudini all’insegna della verifica e della valutazione)
- Mi parrebbe anche urgente una riflessione in ordine a un altro aspetto dell’educazione: l’esemplarità degli adulti. E qui bisognerebbe aprire un lungo e dolente capitolo sulla esemplaritá istituzionale.
educatore prof. Tartarotti Alberto, Rivoluzione Civile-Ingroia

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